Vi offro alcuni pensieri, tratti dalla cultura Zen, sui quali riflettere durante la giornata o durante i vostri momenti di meditazione.
Obiettivo di queste riflessioni è imparare a distinguere ciò che pensiamo di essere da ciò che realmente siamo.
La differenza può essere determinante per la nostra felicità.
La differenza può essere determinante per la nostra felicità.
- Ho un corpo, ma non sono il mio corpo.
Posso essere temporaneamente sano o malato, stanco o riposato ma questo non ha nulla a che vedere con me stesso, con la mia vita, ne è solo un aspetto.
Quindi quando non sto bene fisicamente è importante pensare "attualmente soffro di una malattia" e non "sono malato", fa molta differenza.
- Ho delle emozioni ma io non sono le mie emozioni.
Posso sentire ansia o stress, possono avvicendarsi ottimismo o scoraggiamento ma io posso decidere di imparare ad osservarle, comprenderle e diventare capace di dominarle queste emozioni.
Accettando le emozioni senza contrastarle, permettendogli di esistere senza avversarle, posso dominare e lasciar andare qualunque emozione negativa.
Essere in accordo con il momento presente qualunque esso sia, trasforma completamente la nostra vita.
- Ho desideri ma non sono i miei desideri.
I desideri sono mutevoli, contrastanti, positivi e negativi.
Dentro di me vi sono desideri ed è giusto perseguirli ma nessuno di essi può rendermi felice o infelice se non temporaneamente. Quindi li perseguo ma senza far dipendere da essi la mia felicita perchè io non sono loro ma loro sono solo un piccola parte di me.
- Ho una mente ma non sono la mia mente.
La mia mente può essere più o meno calma ma in entrambi i casi posso imparare ad "osservarla"e quindi a gestirla e a non farmi gestire.
Il chiacchiericcio mentale presente in ognuno di noi termina se "osservato". Se proprio non riusciamo ad interromperlo, due o tre respiri profondi lo faranno, tornare al respiro è sempre la prima cosa da fare nei momenti di difficoltà.
La mente "osservata" si ritrae e lascia la presa.
- Io sono il mio presente.
La sofferenza arriva dai ricordi del passato o dal timore del futuro, non esiste mai nel momento presente.
Se sono totalmente presente nessuna sofferenza può sopravvivere.
La sofferenza necessita del tempo, passato e futuro, non puo` sopravvivere nel "qui e ora".
Quando si presenta, non inseguiamola mentalmente. Prendiamone atto, accettiamola e non troverà terreno fertile nella nostra vita.
- Se qualcuno mi sminuisce, non sta sminuendo me solo il mio Ego.
Quando mi sembra di essere attaccato o sminuito da qualcuno, invece di reagire, accetto quella che può apparire una offesa o un attacco personale.
Facendo così mi rendo conto che non sono io a essere stato sminuito ma soltanto il mio Ego che ha continuamente bisogno di nemici e di conflitti per rafforzare sè stesso e quindi cade volentieri in queste provocazioni. Posso quindi abbandonare a sè stesso il mio Ego, diventando "di meno" in realtà divento "di più".
Facendo così mi rendo conto che non sono io a essere stato sminuito ma soltanto il mio Ego che ha continuamente bisogno di nemici e di conflitti per rafforzare sè stesso e quindi cade volentieri in queste provocazioni. Posso quindi abbandonare a sè stesso il mio Ego, diventando "di meno" in realtà divento "di più".
Termino con una brevissima storiella Zen sul pensiero rivolto al passato e sui suoi effetti negativi:
allievo e Maestro camminavano lungo una strada quando una donna chiese loro di essere aiutata a camminare. Il Maestro la prese sulla schiena e la portò per alcuni chilometri fino alla destinazione richiesta dalla donna. Dopo molte ore l'allievo chiese al Maestro "ma noi siamo monaci e non potremmo portare donne sulle spalle , perchè lo hai fatto?". Il Maestro rispose "tu hai camminato tutte queste ore con questo peso sulle spalle, io l'ho abbandonato ore fa".