“Esercitare il rancore è come bere veleno sperando che ciò uccida l’avversario” - Nelson Mandela
Il perdono nella nostra cultura viene spesso associato alla debolezza.
Il forte, combatte
e sconfigge l’avversario, il debole perdona.
Invece, anche se al nostro Ego tutto questo piace poco, le cose stanno assai diversamente.
Come disse il Mahatma Gandhi, "è il debole che non può perdonare, il perdono è una qualità del forte".
Il nostro Ego, causa di molte delle nostre sofferenze, quando perdoniamo si sente sminuito, debole, in pericolo e quindi cerca in ogni modo di non farci prendere la strada del perdono.
Come disse il Mahatma Gandhi, "è il debole che non può perdonare, il perdono è una qualità del forte".
Il nostro Ego, causa di molte delle nostre sofferenze, quando perdoniamo si sente sminuito, debole, in pericolo e quindi cerca in ogni modo di non farci prendere la strada del perdono.
Ma per fortuna noi
non siamo il nostro Ego ma siamo coloro in grado di governarlo, di gestirlo, se necessario di annullarlo.
Il forte non ha
paura del perdono perché è proprio la sua forza interiore che gli permette di
esercitarlo.
Provare rancore e
quindi non perdonare (il perdono è l’unico antidoto al rancore) ci tiene
ancorati al passato, ci lega alla persona che non perdoniamo, impedendoci di vivere liberamente il momento presente,
restiamo ingabbiati.
Non perdonare è come
vivere costantemente sotto un cielo nuvoloso, le nuvole (il nostro rancore)
impediscono costantemente al sole (la nostra vita) di splendere luminosamente.
Quanto far
splendere o meno il nostro cielo dipende quindi da noi, nulla è deciso dagli
altri o dalle situazioni esterne.
La scelta di
perdonare e liberarsi dal rancore prescinde da quanto accaduto o da chi lo ha
fatto accadere, sempre. È una nostra scelta, lo faccio perché merito la pace,
come disse il Buddha.
Un aspetto molto
importante a cui prestare attenzione è che il mancato perdono può essere anche
rivolto a sé stessi e può riguardare qualunque situazione, passata o presente.
Spesso, i giudizi
più inflessibili sul nostro operato arrivano proprio da noi stessi infatti. Siamo molto severi e giudicanti con gli altri perchè lo siamo innanzitutto con noi stessi.
Nel momento in cui
perdoniamo, abbiamo sconfitto il potere negativo della mente e apriamo e liberiamo la nostra vita.
“Che cos’è il perdono?" Chiesero al Maestro.
Lui sorrise, prese un sasso, lo posò davanti ai suoi allievi e disse:
"Un violento lo userebbe come arma per fare del male a qualcuno.
Un costruttore ne farebbe un mattone su cui edificare una cattedrale.
Per un viandante stanco sarebbe una sedia per il suo riposo.
L’artista ne scolpirebbe il ritratto della sua musa.
Il distratto ci inciamperebbe.
Un bimbo ne farebbe un gioco.
In tutti i casi la differenza non la fa il sasso ma l’uomo.
Con il perdono l’uomo sceglie di trasformare i sassi della sua vita in amore" concluse il Maestro.
(racconto Sufi)
(racconto Sufi)
Il Perdono guarisce la nostra vita, riflettiamoci e agiamo su noi stessi.